"Terra bruciata" e la testimonianza del passato. Di Cinzia Cogni.

04.02.2022

Leggere un libro che tratta il tema dell'inquisizione nei confronti di uomini e donne realmente esistiti nel XVII secolo e che subiscono processi e torture documentati fin nei minimi particolari, lo ammetto, non è stato facile.
Nonostante ami il romanzo storico e sia avvezza a certe letture, in questo caso, non sono riuscita a rimanere indifferente alle sofferenze psichiche e fisiche a cui vengono sottoposti i protagonisti di "Terra bruciata".
L'autore, infatti, riesce a far immedesimare fin dalle prime pagine il lettore, attraverso uno stile introspettivo che rende i personaggi affini e reali, in questo modo si entra in simbiosi con loro e si percepiscono i loro tormenti, le loro paure, si comprende il loro modo di ragionare e questo indistintamente dalla vittima al carnefice, perche' Gerry Mottis riesce a dare ad ognuno di loro un carattere e perfino un'anima.
Un romanzo che oscilla fra realtà e finzione, ma che inaspettatamente fa emergere sentimenti di commozione e compassione, oltre alla rabbia di toccare con mano, grazie alle testimonianze ritrovate negli Archivi di Circolo, l'ignoranza e la cattiveria di quel periodo storico, supportate e alimentate dalla Chiesa.

Protagonista della storia è il boia Abadeus Kaspar che giunge dalle terre di confine delle 3 leghe per prendere il posto di quello precedente (misteriosamente ucciso) e che porterà a Comungrande di Mesolcina diverse novità.
Profondo conoscitore del "Malleus Maleficarum" o "Martello delle streghe" (il famoso libro guida per cacciare le streghe scritto nel 1487 da 2 frati domenicani tedeschi poi divulgato agli inquisitori cattolici),il nuovo Ministro di Giustizia sarà per questo motivo, ancor più temuto ed isolato dal resto della comunità e solo grazie ad una meretrice e conoscitrice delle erbe, Saphira, comincerà il suo cambiamento, scoprira' cos'è la pietà, fino a prendere coscienza che le confessioni sotto tortura non sono la prova di una colpevolezza ne la personificazione del male.

Durante i 4 processi raccontati nel romanzo, che si svolsero realmente tra il 1613 e il 1615 , l' autore riesce a creare un atmosfera cupa e di terrore, senza tralasciare neppure il minimo dettaglio sui modi ed i metodi utilizzati dal Tribunale dei Trenta di Roveredo
e dal boia, mettendo in evidenza le sofferenze dell'inquisito.

Il Martello delle streghe. Prima parte. Capitolo I.

"Non sono un assassino" ribadì il boia " non spetta a me giudicare e condannare. Non provo piacere ad impiccare o ad ardere sul rogo. Proprio come tu non provi piacere a farti prendere da chicchessia. Facciamo solo quello che siamo chiamati a fare."
" Siamo la mano armata della Giustizia"

Il boia fece per allontanarsi.
"Nulla potrà mai cambiare se continuiamo a fare ciò che facciamo, senza chiederci se sia giusto o sbagliato" affermò il boia.