"Fratelli neri. Storia dei primi internati africani nella Svizzera italiana", Dadò editore 2015

08.02.2022

Le storie di un libro possono nascere in mille modi differenti. "Fratelli neri", ad esempio, prende spunto dalla realtà dei fatti storici, da testimonianze spontanee di anziani di Roveredo e di San Vittore, in valle Mesolcina. Si tratta di una storia dimenticata nel tempo che valeva la pena riportare alla luce, una vicenda straordinaria di soldati africani (i celebri "tirailleurs sénégalais") che hanno combattuto per i francesi in Libia, sono stati catturati dai nazisti nel 1942, portati in Italia e dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 internati in Ticino e in Mesolcina. Questo avvenimento di più di settant'anni fa diventa oggi lo specchio diretto delle tristi storie di migrazione, di fuga, di sradicamento di cui sentiamo parlare quotidianamente ai vari notiziari.

L'opera narra la storia dei primi internati africani nella Svizzera italiana. Anche se non si tratta di un libro propriamente storico (poiché a cavallo tra realtà e fantasia letteraria) esso si riferisce a fatti realmente accaduti in Mesolcina che accompagnano il lettore a vivere le stesse emozioni intense e contraddittorie della gente di Roveredo che nel settembre del 1943 si è trovata per la prima volta faccia a faccia con dei combattenti neri provenienti dalle colonie francesi in Africa.

La storia può essere letta come un romanzo di fantasia e di avventura, d'amore e di timore, di guerra e persecuzione, d'accoglienza e di generosità, ma può anche essere attualizzata e ragionata, permettendo al lettore di confrontarsi con se stesso e con l'altro, il diverso, il perseguitato, l'immigrato di oggi.

Ad indirizzare la riflessione del lettore, vi sono anche in appendice le eccezionali fotografie d'epoca e d'autore (scoperte dallo storico Stefano Mordasini) che ritraggono questi giovani neri sradicati, assieme a moltissimi altri rifugiati politici, militari e civili provenienti da tutta Europa (Italia, Polonia, Ungheria, Yugoslavia ecc.).

L'opera, nata in un periodo storico convulso, fatto di instabilità e flussi migratori di migliaia e migliaia di disgraziati che sfuggono oggi dalle atrocità delle guerre moderne, si propone dunque di ricordare il passato, di riportare alla luce eventi che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Ricordare il passato ci aiuta spesso a capire meglio il presente. Come scrive il regista Mohammed Soudani nella prefazione al libro: "Spesso si cammina sopra la storia senza rendercene conto!".

L'auspicio di questo libro è quello di rendere consapevole i lettori che certi fenomeni drammatici sono ciclici e che la generosità e l'accoglienza hanno sempre contraddistinto le popolazioni di confine, il Ticino e la Mesolcina, e questo ci fa onore! La curiosità e l'interesse nei confronti del diverso, allora come oggi, deve portare a costruire ponti e non a scavare abissi o a innalzare muri. Per queste ragioni, l'opera si rivolge a chiunque, ma soprattutto ai giovani lettori, i quali sono i cittadini di domani che dovranno confrontarsi ancora per molti anni con l'altro, col diverso, con l'immigrato, col frontaliere ecc. Per questa ragione si consiglia di leggere questo libro in classe, per ritracciare questi "ponti" che permettono alle culture di avvicinarsi, di capirsi, di aiutarsi reciprocamente, al di là dei pregiudizi, per non dire del disprezzo dovuto all'ignoranza.